In principio Dio creò il cielo e la terra

Vita ed elettricità sono rigorosamente distinte. Oggi, invece, si tende a confonderle e si vorrebbe ridurre tutto alla sola elettricità. Perchè l’elettricità è dovuta all’antagonismo degli opposti, mentre la vita è la fusione delle polarità. (da Meditazioni sui Tarocchi – Anonimo)

La lettera ebraica Aleph rappresenta molto bene tutto questo e ci da ulteriori spunti di riflessione. La sua origine è in un geroglifico egiziano che rappresenta un bue. E’ all’origine dell’alpha greco e della nostra “A” latina.

aleph
Nell’ebraico il segno è scolpito con una wav (6) obliqua e due yod(10+10=20). Tra le numerose descrizioni e i numerosi significati che si possono dedurre dall’analisi della lettera possiamo riconoscre le “corna” la cui radice ebraica richiama anche “irraggiamento”, “splendore” e “gloria”. In questo simbolo possiamo dunque vedere le corna alzate verso il cielo per riceverne l’informazione (99). L’informazione è fonte di forza. A livello di corpo umano i nostri capelli corrispondono alle corna ed essi sono simbolo di forza. L’informazione è dunque l’energia formante all’interno di chi la conquista. Può essere proprio il potenziale tra l’ispirazione del cielo e la sapienza della terra. Invece di contrapporte le polarità della corrente elettrica si tratta di versare insieme queste polarità. Chi è “in-formato” possiede la forza. Egli impara e può istruire e insegnare. Non è un’esperienza intellettuale ma del vissuto, si tratta di sperimentare. Chi sperimenta trova forza in se stesso nel contatto che stabilisce drizzando le “corna” per fare luce. La yod superiore (10) dell’aleph rappresenta dunque le Acque Superiori un qualcosa fatto di conoscenza pura e illuminata paragonabile all’acqua pronta a fertilizzare i cuori e le menti. La yod inferiore (10) è l’insieme dell’emotività umana, affettiva e istintuale con i suoi moti a volte sereni e a volte turbinosi.

119
Sempre nella Kabbalah ebraica ci sono due descrizioni che corrispondono a queste polarità a livello animico. Una è ‘Nefesh Behamit’, il lato animalesco dell’anima, l’altra è ‘Nefesh Elokit’ ovvero ‘anima divina’. Nefesh Behamit è responsabile dell’isitinto di autoconservazione. Inizialmente si manifesta come necessità di avere il cibo e la casa. Una volta soddisfatti questi bisogni, si manifesta e perpetua la ricerca di confort sempre più grandi e la celebrazione di se stessi. Nefesh Elokit, il lato ‘divino’ dell’anima, ci connette alle aspirazioni più alte e all’unione con le altre anime.
Penso che la natura della motivazione umana, non va confusa con la corrente elettrica creando due polarità distinte e opposte ma che debba diventare tutt’uno, sia interiormente che con il prossimo.
Nell’Albero della Conoscenza del Bene e del Male, il frutto della polarità degli opposti è l’elettricità e l’elettricità comporta fatica, lo sfinimento, la morte. La morte è il prezzo da pagare per la conoscenza del bene e del male, cioè il prezzo della vita in mezzo agli opposti. Perchè è l’elettricità – psichica, fisica e mentale – che fu introdotta nell’essere Adamo-Eva, e attraverso lui in tutta la natura animata, dal momento dell’incontro Adamo-Eva con l’albero degli opposti, cioè con il principio dell’elettricità. Fu così che la morte entrò nel campo della natura animata.

Ringrazio Paolo di Curiamo Atlantide che con il suo ultimo post ha fatto si che io mi dedicassi alla scrittura e al mettere insieme questo materiale.

 

Gavriel

 

Ghematrie: 111, 546, 430, 463976, 893, 99

 

 

 

Scura sono ma bella

Secondo lo Sefer Yetzirah, il Libro della Formazione, uno dei testi cardine della Qabalah, risalente alla fine del V secolo d.C., le dimensioni di vita possono essere tre: Olam (il mondo), Shanah (l’anno) e Nefesh (l’anima, che corrisponde al principio vitale, uno dei cinque gradi dell’anima nella complessa psicologia cabalistica). Quest’ultima viene anche tradotta come “persona”, intendendo non solo il principio animico individualizzato nell’essere umano, ma anche la totalità del suo essere, compresa la parte incarnata.

Secondo Nadav Crivelli (I Numeri del Segreto, nell’edizione della scuola Chokhmat Ha-Emet, p. 37) questa triplice ripartizione può essere ritrovata a sua volta nelle moderne categorie di Spazio, Tempo e Consapevolezza.

Non posso non aggiungere a mia volta che queste tre categorie, nelle quali possiamo far entrare tutto lo scibile universale e ogni realizzazione umana su questo pianeta, riflettono, in uno spazio bidimensionale dell’esperienza che possiamo immaginare quale luogo di sperimentazione, e nel quale situeremo i nostri ragionamenti, le tre sole forme dimensionali che vi sono collocabili.

Un’area a due dimensioni, in un siffatto spazio, rappresenta la massima libertà di movimento, ed è assimilabile al Mondo (Olam), come teatro dell’esperienza umana non limitabile, la quale può “spaziare” nel vero senso della parola.

Una linea bidimensionale, percorribile in entrambi i sensi, potrebbe essere associata alla moderna concezione del Tempo (Shanah) che dal punto di vista fisico e matematico può essere percorso nelle due direzioni. È noto infatti che le leggi della moderna fisica sono invarianti rispetto al segno algebrico che si antepone alla variabile “t” o temporale. Addirittura in molte culture antiche il tempo percorre una linea che incurva incessantemente su e stessa piegandosi nella terza dimensione: è la dimensione elicoidale del tempo, definibile anche come tempo ciclico, che ritorna sempre su se stesso, ma ogni volta “guardando giu” da un’ottava maggiore di esperienza. Ritroviamo questa visione del tempo, com’è noto, nella cultura Maya o trattata sullo sfondo di uno scenario cosmogonico e cosmologico nella dottrina degli Yuga.

Infine, a dimensione zero, c’è il punto di Consapevolezza (Nefesh) assimilabile all’eternità costituita dalla dimensione animica.

Tetraktys

Nella Qabalah il numero dieci, che è il computo della totalità delle Sfere o Sefirot dell’Albero della Vita, rappresenta l’idea di completezza, in questo rivelando una delle sue maggiori influenze, il neopitagorismo.

yod

 

Il segno grafico del punto nell’Alef-Beit è la Yud, la più piccola delle 22 lettere, che ha come valore numerico 10. Essa è a fondamento di molte altre lettere, entrando nella loro costituzione grafica: ad esempio il grafema dell’Alef ha due Yud al suo interno. La Yud rappresenta una mano (Yad) ma anche la capacità di afferrare dei concetti. E nella visione cabalistica la Yud viene anche vista come la rappresentazione dell’anima potenziale.

È proprio la riduzione cabalistica del numero 10, l’Uno, che riconduce la triplice visione cabalistica appena esposta all’unitarietà: Echad (Uno), dal valore numerico 13 (Alef = 1; Cheit = 8; Dalet = 4). Sempre il Crivelli ci ricorda che tre volte l’Uno, ossia 3 x 13 = 39, equivale, dal punto di vista numerico, all’espressione “Il Nome (Il Signore) è Uno” (Yud – Hey – Vav – Hey, somma 26, + Echad, 13, totale 39). Il Nome è rappresentato dal Tetragrammaton (Yud – Hey – Vav – Hey), che, nel,a successione delle lettere, rappresenta anche il percorso di discesa della Luce nei quattro mondi, a partire proprio dalla Yud.

Tetragrammaton-Omino

Ed è curioso che, impilando le quattro lettere del Tetragrammaton, si ottiene proprio la figura di un essere umano, che di nuovo ci rimanda all’idea dell’anima o “persona” (nella concezione yetzirahtica prima richiamata), perfetta sintesi microcosmica del macrocosmo.

Paolo CuriamoAtlantide

 

588

Abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti per adorarlo

Negli ultimi mesi ho dedicato molto tempo allo studio. Ogni giorno è scandito da ottime letture, intuizioni e un attento ascolto dentro di me. Sono sempre più consapevole di un passato che mi ha contattato, che mi ispira e orienta la mia attenzione. Sto imparando ad accorgermi e a seguire un filo invisibile che non conosco ancora dove mi porterà. La certezza di fondo è che mi sento come uno dei re Magi, all’inseguimento di una stella che mi indica la direzione per arrivare alla mangiatoia.

“La mangiatoia — il centro, l’individuazione della psiche, la ‘prospettiva suprema di personalità personalizzante’ dell’universo, o il mistero dell’Incarnazione del Verbo nella storia, adorato dai Magi d’Oriente — non è forse il centro in cui tutto converge, nel tempo e nello spazio, di tutti gli sforzi e di tutte le aspirazioni di coloro che si sono prodigati nei secoli per trasformare il vile in prezioso, per ascoltare e comprendere il messaggio delle stelle, per elevare le loro ansie e incertezze agli Angeli, Arcangeli, Cherubini e Serafini, per consultarli, per curare e non dimenticare tutti gli altari e calici del passato?” (da Meditazioni sui Tarocchi – autore Anonimo)

20141212-152747.jpg

La stella è il mio cuore, cuore di tutti i cuori, caldo e di carne, pronto a tramutare i pensieri in emozioni, pronto a viaggiare verso quel centro che indicano tutte le strade e tutti i sentieri. Numeri, geometrie, spazi, parole, lettere ebraiche sono alcuni di questi sentieri, inizio a accorgermi dei doni che porto con me!

588 nequda – qav – shetach. Punto, linea, area. Rappresentano il pensiero, l’emozione, l’esperienza.
207 ain sof – infinito. Raz – segreto.
48 kokhav – Stella. Cham – caldo. moach – cervello.

725 Brucerete incenso

breathing

207 La Luce (OR) – L’infinito (Ain Sof)

Aggiungendo una Yud alla luce si ha 217 l’Aria (AVIR), 217 è anche Bahir (Brillante Luminoso).

In Cabalà si dice che l’aria sia un tipo di luce prettamente spirituale, concentrata in piccole gocce assimilabili dalla coscienza umana (la Yud è un piccolo puntino).
Nel nostro respiro c’è il più diretto contatto con questo tipo di luce, l’odorato fornisce gioia e piacere all’anima e non al corpo. Nel profumo la vitalità e la gioia contenute in esso sono assorbite istantaneamente dall’anima nell’atto di odorarlo e non c’è analogo processo deferito da parte delle membra del corpo. L’anima esiste su un piano al di là dei mutamenti dello spazio e del tempo e tutte le sue parti costituenti sono radunate in un semplice punto al centro della sua coscienza. Le impressioni risvegliate dai profumi sono le più sottili: nel sentirle l’anima si risveglia e desidera riconnettersi con al sua radice nei mondi superni.
Nel testo “Sulla Vita” di Marsilio Ficino si parla di come si deve nutrire lo spirito e conservare la vita per mezzo degli odori. Le persone gracili e di stomaco debole si nutrono di soli odori. L’odore e lo spirito sono in un certo senso vapori, e il simile si nutre del simile, non c’è nulla di strano nel fatto che lo spirito e l’uomo spirituale traggano alimento soprattutto negli odori. Questi diventano necessari prima di tutto agli anziani e alle persone gracili, per poter compensare in qualche modo la mancanza di di alimenti più solidi e più veri.
Il respiro è lo strumento per immergersi nella contemplazione dell’assoluto. Si tratta di volare con la coscienza e abbandonare le preoccupazioni personali. Il profumo ci accompagna in questo processo, nel respirare luce infinita, la stessa che riempiva tutta l’esistenza prima che la creazione incominciasse.

Ho scoperto di avere gli occhi

Adoro l’energia che si può sentire nella cappella dedicata a sant’Anselmo nella chiesa di Sant’Orso ad Aosta. In quel luogo una luce immensa e una forte intuizione sopraggiunge sempre. Un amico, che ringrazio di cuore, ha condiviso questo testo con me. Sento che è perfetto per le intenzioni di questo spazio/blog e dunque lo condivido.

Sant_Anselmo_dAosta_C

Ecco il testo:

“Il mondo è accaduto, e anche tutto il resto. Ogni cosa mi pareva già vista. Non avevo vestiti nuovi da mettermi, solo tanta nuova polvere. Avevo, avevo… Ma è stato tanto tempo fa.
Ora il giorno è violentemente luminoso. Le cose hanno colori di cui non sospettavo l’esistenza. Ho scoperto di avere gli occhi.
E se questo non è abbastanza per una preghiera, non saprei che altro possa esserlo.”

Da Ermanno Bencivenga
Dio in gioco. Logica e sovversione in Anselmo d’Aosta.

Il regno dei cieli

Prima della Creazione esisteva solo l’Infinito – Or – Ein Sof che riempiva tutta l'”E/esistenza”. Quando “vi fu/sorse” la Volontà di Dio di/per creare mondi ed emanare l’emanato … Egli “Si contrasse” (in ebraico “Tzimtzum”): nel punto, al centro, nel centro stesso della Sua luce, Egli limitò quella luce: allontanandola ai lati che circondavano il punto centrale, cosicché rimanesse un vuoto, uno spazio vuoto “indefinibile”, lontano dal punto centrale … Dopo questo tzimtzum … Egli estrasse dall’Or Ein Sof; una singola linea retta [di luce], dalla Sua luce circostante, da sopra a sotto, e “formò per gradi/concatenò giù” … scendendo “in quel vuoto” …. Nello spazio di quel vuoto Egli emanò, creò, formò e fece tutti i mondi. (Etz Chaim – Rabbi Moshe Miller, The Great Constriction )

vuoto

La materia, per la moderna fisica quantistica, è composta di vuoto. In fisica l’Energia di vuoto è un’energia presente in stato latente nello spazio ed è legato ai vorticosi fenomeni di creazione e annichilazione di particelle che si verificano quando si cerca di osservare il vuoto a delle distanze estremamente piccole in cui gli effetti quantistici entrano in gioco in modo decisivo. L’energia del vuoto provoca l’esistenza di tutte le forze fondamentali. Il “sacro seme” di Dio che è nascosto nel vuoto di tutto ciò che è creato.
Tao, Vuoto, Etere e Akasha. Non sono altro che etichette, idee a rappresentare questo vuoto, denso potenziale inespresso al quale accedere anche solo per pochi secondi ci porterebbe presto all’illuminazione. Il significato delle parole Etere e Akasha è splendore, che in effetti ricorda la Or – Ein Sof nella Kabbalah ebraica. Un punto di partenza comune da esplorare nei futuri post. Tzimtzum (o tzim tzum) è un’antica parola ebraica (צמצום) che significa letteralmente “ritrazione” o “contrazione” ed è utilizzata originariamente dai cabalisti in riferimento all’idea di una “autolimitazione” di Dio che si “ritrae” nell’atto della creazione del mondo. Il termine è specialmente usato negli insegnamenti della Cabala lurianica per spiegare la rispettiva dottrina di Dio che iniziò il processo della Creazione “contraendo” la sua Luce infinita per permettere che si producesse uno “spazio concettuale” dove reami finiti e apparentemente indipendenti potessero esistere. Questa primordiale contrazione iniziale, formante un Khalal/Khalal Hapanoi (“spazio vuoto”, חלל הפנוי) nel quale si potesse irradiare nuova luce creatrice, viene indicata con riferimento generale come il Tzimtzum. (wikipedia)

La creazione è illusione dell’esistenza di “Altro”, ma intimamente è Uno. Potrei spingermi a dire Uno, vuoto.
L’universo è dunque illusorio esternamente ma internamente è reale poiché contiene Dio.

 

68 Chalal: Spazio vuoto
64 Noga: luce, splendore
58 Nogah: splendore, luminosità
106 Qav: Linea che scende da vuoto prodotto dalla restrizione

 

 

Sia Luce! E luce fu.

“Chi si occupa di Qabalah riceve una qualità prodigiosa che è al di la delle nostre valutazioni e cioè che nonostante il fatto che non capiscono cosa studiano, per merito del desiderio e dell’intensa voglia di capire ciò che leggono risvegliano su di loro le luci che circondano la loro anima” ( Rav Michael Laitman > video youtube )

light

Da alcuni mesi mi pongo alcune domande: ma perchè? come mai devo occuparmi di tutto questo? perchè io? In questi giorni trovo una risposta dentro me e questo mi porta a scrivere alcune parole e pensieri sulla luce, come anticipazione di una sequenza futura di post sull’argomento.

Nel mio percorso di avvicinamento alla Qabalah, non mi trovo alla ricerca di significati ma mi sento uno strumento. Leggo, assemblo, unisco e attendo che la luce mi corregga o mi mostri ciò che va accorto. Quest’influenza può avvenire immediatamente o dopo alcuni mesi.

Nella Qabalah la luce è la cosa più elevata che si possa concepire, essa è, in effetti, una qualità del creatore stesso. Numeri e parole per descrivere tipi di luce che permettono di accedere e riempire diverse parti del nostro essere e del nostro Io, per una sua continua espansione.

64 NOGA – Luce Splendore, 207 BOHAR – Luce Brillante, 212 ORAH – Femminile di luce,
214 THOAR – Luce (purezza), 248 URIEL – La luce di dio, 250 OR GADOL – Luce grande,
265 OR NOGA – Luce Brillante (stella luminosa), 273 OR PEH – Luce della bocca,
305 OR TZACH – Luce ripulita, 364 OR MUFLA – Luce mirabile, 397 OR PENIMI – Luce interiore,
407 OR QADMON – Luce primordiale, 414 OR EIN SOF – Luce infinita, 418 OR CHOZER – Luce che vibra,
437 OR MAQUIF – Luce Avvolgente, 449, 519, 527, 568, 570, …

Anche nella genesi e nei diversi capitoli della bibbia la luce è presente. La sua qualità è buona. “Dio vide che la luce era buono; e dio separò la luce dalle tenebre.” Genesi (1:4)
La luce è l’inizio del nuovo giorno. “Dio chiamò la luce giorno e le tenebre notte. Fu sera e fu mattina. Primo giorno.” Genesi (1:5). Giobbe (22:28) parla della luce che illumina il cammino “Quello che intraprenderai ti riuscirà; sul tuo cammino risplenderà la luce”, nei Salmi (119:115) “La tua parola è una lampada al mio piede e una luce sul mio sentiero.”

Le indicazioni della luce sembrano essere date dalla parola e suggeriscono un sentiero, il cammino da seguire. Credo che questo cammino debba essere trovato al di fuori della razionalità, seguendo l’istintualità e l’immensa potenzialità delle permutazioni delle parole ebraiche. Partendo dalle sequenze numeriche è possibile seguire le intuizioni “perdendosi” proprio utilizzando il numero per ritrovarsi successivamente nella luce della comprensione.

I segreti della lingua ebraica sono numerosi e profondi, e di loro si occupa la Qabalah. La Qabalah parte dal presupposto che le scritture ebraiche contengano una molteplicità di livelli diversi di significati, oltre a quello letterale e immediato, per decifrare i quali si possono usare determinate chiavi e tecniche. L’ebraico è dotato di una forza spirituale incredibilmente elevata, capace di operare un processo di raffinamento e di sviluppo della consapevolezza in coloro che lo studiano. Tra i vari strumenti interpretativi del testo della Torah, la Bibbia ebraica, c’e’ la Ghematria. Essa si basa sull’equivalenza tra le ventidue lettere dell’alfabeto ebraico e determinati numeri interi.

alfabeto_ebraico

La parola Ghematria deriva da un termine greco, che significa calcolo. La parola non è presente ovviamente nel testo biblico per sè (di molto anteriore alla civiltà greca) ma compare solo nella letteratura rabbinica successiva, durante il periodo Talmudico e Midrashico (circa duemila anni fa). Nell’antico libro Sefer mayan ha chokhmah, attribuito nientemeno che allo stesso Mosè (citato da Rabbi Qordovero nel suo Pardes Ha Rimmonim) si afferma che ogni parola della lingua ebraica possiede cinque livelli interpretativi. Dall’alto al basso essi sono:

Tiqun = proprio. il significato letterale, chiamato Peshat o semplice.
Tzeruf = permutazione. consiste nellanalisi delle possibili permutazioni delle lettere.
Della parola in questione per cercare la loro unità relativa, e come i vari significati ricavati si completino vicendevolmente.
Maamar = detto. l’espansione della parola, fatta con tecniche di Notaricon, cioè considerando ogni sua singola lettera come se fosse liniziale di un’altra parola.
Mikhlol = insieme. la comprensione di tutte le forme linguistiche con cui la parola compare nella Bibbia; è lo studio del contesto nel quale è scritta, e degli altri termini e parole coi quali essa è frequentemente usata.
Cheshbon = calcolo. il calcolo del valore numerico della parola, la sua Ghematria.
lo studio delle proprietà matematiche di tale numero; è il confronto della parola con altri termini di identico valore.

Pur costituendo il livello interpretativo più basso, la Ghematria è in grado di rivelare certe uniche proprietà matematiche della Torah, misteriosamente intelligenti e perfette. Mostrerà in essa una serie di ricorrenze e di coincidenze talmente numerose ed esatte da escludere che la Torah possa essere stata concepita da esseri umani.

Tutto questo non è che illuminazione, creatività, emozione.

 

 

Sarò colui che sarò

Il tempo, una scintilla di eternità presente in ogni istante. L’oggi che non tramonta mai. L’insieme di movimenti all’interno di un processo. Un raggio luminoso che illumina una chiave, la chiave del giardino dell’eden.
Infinite parti, infiniti attimi uniti in una forma difficile da sintetizzare se non nella memoria. Ricordare qualcosa, nella ricerca dei dettagli di ciò che brilla e riflette luce ai nostri occhi, che rimane impresso nella nostra storia, come un tratto di una linea infinita.

Lucas_Cranach_eden

L’eternità, Zeh è da sempre presente, è presente in ogni attimo della nostra quotidianità. Il cerchio è una delle raffigurazioni di questo concetto. Possiamo intenderlo come una forma perfetta, perfettamente tondo, perfettamente curvo, il tratto è continuo, non ci sono spigoli, non ci sono interruzioni o disomogeneità, niente è agli estremi. Ogni punto della circonferenza è equidistante dal centro. Mai significato di “centro” è stato più appropriato, ogni cosa ruota intorno al centro.

zeh infinite circle

Lo stesso centro ed una rotazione producono un cerchio. Se ci facessimo piccoli potremmo percorrerne la circonferenza, potremmo vedere il cerchio come una riga continua, una Via da seguire, ma a differenza di una linea propriamente detta, che non ha principio si perde all’infinito, il cerchio è una linea che ha un inizio ed inevitabilmente ha una fine. Una volta chiuso il cerchio, l’inizio e la fine coincidono, gli estremi si toccano, si fondono e non vi è possibilità di distinguerli, l’inizio e la fine spariscono e rimane solo la linea, il tratto, la perfezione, la Via, che torna ad essere infinita.

Chrysopoea_of_Cleopatra_1

In passato l’eternità veniva rappresentata come serpente che si morde la coda. La forma circolare serve a promuovere la centratura e per migliorare il contatto con il nostro se. Un punto al centro, raffigura il sole, il centro del mondo fisico, il punto di origine del nostro pensiero. Il centro è, prima di tutto, l’origine, il punto di partenza di tutte le cose, è il punto principale, senza forma e dimensioni, l’invisibile Unità primordiale. Da esso sono prodotte tutte le cose. Il punto centrale è il principio, l’Essere puro; lo spazio che esso riempie dal suo irradiamento e non esiste per questo irradiamento (il Fiat Lux della Genesi), senza il quale lo spazio non sarebbe che “privazione” e nulla, è il Mondo nel senso più ampio della parola.

I numerosi punti lungo la circonferenza sono gli attimi, le scintille di eternità che ognuno di noi può toccare e che si riflettono sulle nostre azioni.
L’uomo non può che sperimentare il tempo nella sua vita, nella quotidianità. Principalmente lo sperimenta all’interno di qualsiasi processo e nel movimento. Il tempo permea il tutto e costituisce un punto di partenza per osservare ciò che accade e per iniziare qualsiasi percorso nello spazio o all’interno di se stessi.


12  ZEH – Questo, l’Eterno Presente
97  ZMAN – Il tempo
53  GAN – Giardino dell’eden
47  ZM – Molteplici parti che costituiscono un uno
217 ZCHAR – Memoria