Scura sono ma bella

Secondo lo Sefer Yetzirah, il Libro della Formazione, uno dei testi cardine della Qabalah, risalente alla fine del V secolo d.C., le dimensioni di vita possono essere tre: Olam (il mondo), Shanah (l’anno) e Nefesh (l’anima, che corrisponde al principio vitale, uno dei cinque gradi dell’anima nella complessa psicologia cabalistica). Quest’ultima viene anche tradotta come “persona”, intendendo non solo il principio animico individualizzato nell’essere umano, ma anche la totalità del suo essere, compresa la parte incarnata.

Secondo Nadav Crivelli (I Numeri del Segreto, nell’edizione della scuola Chokhmat Ha-Emet, p. 37) questa triplice ripartizione può essere ritrovata a sua volta nelle moderne categorie di Spazio, Tempo e Consapevolezza.

Non posso non aggiungere a mia volta che queste tre categorie, nelle quali possiamo far entrare tutto lo scibile universale e ogni realizzazione umana su questo pianeta, riflettono, in uno spazio bidimensionale dell’esperienza che possiamo immaginare quale luogo di sperimentazione, e nel quale situeremo i nostri ragionamenti, le tre sole forme dimensionali che vi sono collocabili.

Un’area a due dimensioni, in un siffatto spazio, rappresenta la massima libertà di movimento, ed è assimilabile al Mondo (Olam), come teatro dell’esperienza umana non limitabile, la quale può “spaziare” nel vero senso della parola.

Una linea bidimensionale, percorribile in entrambi i sensi, potrebbe essere associata alla moderna concezione del Tempo (Shanah) che dal punto di vista fisico e matematico può essere percorso nelle due direzioni. È noto infatti che le leggi della moderna fisica sono invarianti rispetto al segno algebrico che si antepone alla variabile “t” o temporale. Addirittura in molte culture antiche il tempo percorre una linea che incurva incessantemente su e stessa piegandosi nella terza dimensione: è la dimensione elicoidale del tempo, definibile anche come tempo ciclico, che ritorna sempre su se stesso, ma ogni volta “guardando giu” da un’ottava maggiore di esperienza. Ritroviamo questa visione del tempo, com’è noto, nella cultura Maya o trattata sullo sfondo di uno scenario cosmogonico e cosmologico nella dottrina degli Yuga.

Infine, a dimensione zero, c’è il punto di Consapevolezza (Nefesh) assimilabile all’eternità costituita dalla dimensione animica.

Tetraktys

Nella Qabalah il numero dieci, che è il computo della totalità delle Sfere o Sefirot dell’Albero della Vita, rappresenta l’idea di completezza, in questo rivelando una delle sue maggiori influenze, il neopitagorismo.

yod

 

Il segno grafico del punto nell’Alef-Beit è la Yud, la più piccola delle 22 lettere, che ha come valore numerico 10. Essa è a fondamento di molte altre lettere, entrando nella loro costituzione grafica: ad esempio il grafema dell’Alef ha due Yud al suo interno. La Yud rappresenta una mano (Yad) ma anche la capacità di afferrare dei concetti. E nella visione cabalistica la Yud viene anche vista come la rappresentazione dell’anima potenziale.

È proprio la riduzione cabalistica del numero 10, l’Uno, che riconduce la triplice visione cabalistica appena esposta all’unitarietà: Echad (Uno), dal valore numerico 13 (Alef = 1; Cheit = 8; Dalet = 4). Sempre il Crivelli ci ricorda che tre volte l’Uno, ossia 3 x 13 = 39, equivale, dal punto di vista numerico, all’espressione “Il Nome (Il Signore) è Uno” (Yud – Hey – Vav – Hey, somma 26, + Echad, 13, totale 39). Il Nome è rappresentato dal Tetragrammaton (Yud – Hey – Vav – Hey), che, nel,a successione delle lettere, rappresenta anche il percorso di discesa della Luce nei quattro mondi, a partire proprio dalla Yud.

Tetragrammaton-Omino

Ed è curioso che, impilando le quattro lettere del Tetragrammaton, si ottiene proprio la figura di un essere umano, che di nuovo ci rimanda all’idea dell’anima o “persona” (nella concezione yetzirahtica prima richiamata), perfetta sintesi microcosmica del macrocosmo.

Paolo CuriamoAtlantide

 

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