725 Brucerete incenso

breathing

207 La Luce (OR) – L’infinito (Ain Sof)

Aggiungendo una Yud alla luce si ha 217 l’Aria (AVIR), 217 è anche Bahir (Brillante Luminoso).

In Cabalà si dice che l’aria sia un tipo di luce prettamente spirituale, concentrata in piccole gocce assimilabili dalla coscienza umana (la Yud è un piccolo puntino).
Nel nostro respiro c’è il più diretto contatto con questo tipo di luce, l’odorato fornisce gioia e piacere all’anima e non al corpo. Nel profumo la vitalità e la gioia contenute in esso sono assorbite istantaneamente dall’anima nell’atto di odorarlo e non c’è analogo processo deferito da parte delle membra del corpo. L’anima esiste su un piano al di là dei mutamenti dello spazio e del tempo e tutte le sue parti costituenti sono radunate in un semplice punto al centro della sua coscienza. Le impressioni risvegliate dai profumi sono le più sottili: nel sentirle l’anima si risveglia e desidera riconnettersi con al sua radice nei mondi superni.
Nel testo “Sulla Vita” di Marsilio Ficino si parla di come si deve nutrire lo spirito e conservare la vita per mezzo degli odori. Le persone gracili e di stomaco debole si nutrono di soli odori. L’odore e lo spirito sono in un certo senso vapori, e il simile si nutre del simile, non c’è nulla di strano nel fatto che lo spirito e l’uomo spirituale traggano alimento soprattutto negli odori. Questi diventano necessari prima di tutto agli anziani e alle persone gracili, per poter compensare in qualche modo la mancanza di di alimenti più solidi e più veri.
Il respiro è lo strumento per immergersi nella contemplazione dell’assoluto. Si tratta di volare con la coscienza e abbandonare le preoccupazioni personali. Il profumo ci accompagna in questo processo, nel respirare luce infinita, la stessa che riempiva tutta l’esistenza prima che la creazione incominciasse.

Il regno dei cieli

Prima della Creazione esisteva solo l’Infinito – Or – Ein Sof che riempiva tutta l'”E/esistenza”. Quando “vi fu/sorse” la Volontà di Dio di/per creare mondi ed emanare l’emanato … Egli “Si contrasse” (in ebraico “Tzimtzum”): nel punto, al centro, nel centro stesso della Sua luce, Egli limitò quella luce: allontanandola ai lati che circondavano il punto centrale, cosicché rimanesse un vuoto, uno spazio vuoto “indefinibile”, lontano dal punto centrale … Dopo questo tzimtzum … Egli estrasse dall’Or Ein Sof; una singola linea retta [di luce], dalla Sua luce circostante, da sopra a sotto, e “formò per gradi/concatenò giù” … scendendo “in quel vuoto” …. Nello spazio di quel vuoto Egli emanò, creò, formò e fece tutti i mondi. (Etz Chaim – Rabbi Moshe Miller, The Great Constriction )

vuoto

La materia, per la moderna fisica quantistica, è composta di vuoto. In fisica l’Energia di vuoto è un’energia presente in stato latente nello spazio ed è legato ai vorticosi fenomeni di creazione e annichilazione di particelle che si verificano quando si cerca di osservare il vuoto a delle distanze estremamente piccole in cui gli effetti quantistici entrano in gioco in modo decisivo. L’energia del vuoto provoca l’esistenza di tutte le forze fondamentali. Il “sacro seme” di Dio che è nascosto nel vuoto di tutto ciò che è creato.
Tao, Vuoto, Etere e Akasha. Non sono altro che etichette, idee a rappresentare questo vuoto, denso potenziale inespresso al quale accedere anche solo per pochi secondi ci porterebbe presto all’illuminazione. Il significato delle parole Etere e Akasha è splendore, che in effetti ricorda la Or – Ein Sof nella Kabbalah ebraica. Un punto di partenza comune da esplorare nei futuri post. Tzimtzum (o tzim tzum) è un’antica parola ebraica (צמצום) che significa letteralmente “ritrazione” o “contrazione” ed è utilizzata originariamente dai cabalisti in riferimento all’idea di una “autolimitazione” di Dio che si “ritrae” nell’atto della creazione del mondo. Il termine è specialmente usato negli insegnamenti della Cabala lurianica per spiegare la rispettiva dottrina di Dio che iniziò il processo della Creazione “contraendo” la sua Luce infinita per permettere che si producesse uno “spazio concettuale” dove reami finiti e apparentemente indipendenti potessero esistere. Questa primordiale contrazione iniziale, formante un Khalal/Khalal Hapanoi (“spazio vuoto”, חלל הפנוי) nel quale si potesse irradiare nuova luce creatrice, viene indicata con riferimento generale come il Tzimtzum. (wikipedia)

La creazione è illusione dell’esistenza di “Altro”, ma intimamente è Uno. Potrei spingermi a dire Uno, vuoto.
L’universo è dunque illusorio esternamente ma internamente è reale poiché contiene Dio.

 

68 Chalal: Spazio vuoto
64 Noga: luce, splendore
58 Nogah: splendore, luminosità
106 Qav: Linea che scende da vuoto prodotto dalla restrizione